Grande luce dietro le spalle, lunga ombra che danza difronte. Specchi i nostri occhi che s’incontrano.


L’Ignoranza è piccola come un oceano, la saggezza grande come una conchiglia.


Le azioni che abitualmente consideriamo prive di senso, si rivelano spesso come le più sensate e maggiormente in armonia con i nostri sensi.


Ben prima che la bocca si apra, la pancia si è già mossa, la colonna vertebrale ha vibrato, il cuore sintonizzato e tutta la pelle si è disposta in ascolto.
Poi giungono le parole.


C’è chi sa.
C’è chi fa.
C’è chi ama.


Se cercherai le origini della “visione dualistica” e non “circolare” del mondo e dell’esistenza non la troverai nelle caverne.


Se il vento ti insegue non correre e non fuggire. Fermati senza girarti e mostra il tuo ventaglio.


La fine vigila con cura sul sonno dell’inizio. Mai distratta dall’imprevisto in cui non crede. Per vocazione madre del mutamento; per adozione sorella del mistero.


Quando i profeti gridano che l’orizzonte è in fiamme, proteggi con ancora più attenzione il tuo sacro fuoco e non farlo spegnere.


Entusiasmante è danzare sulla cresta delle onde e onorevole è raggiungere i profondi fondali. Ma non trascurare d’imparare davvero bene a nuotare e di saper riconoscere le correnti.


Non la capiremo suonando o cantando, né danzando o restando immobili, ma la ameremo, liberati dallo sforzo di capirla.


Quando la strada principale è terminata o torni indietro o cerchi dove inizia lo stretto sentiero che prosegue oltre.


Guardare il mutare delle nuvole e raccontarlo, è incantevole come un sogno. Vedere il cielo e restare silenziosi è come il risveglio.


Il radicamento nelle forze profonde che ci uniscono alla vita non è una forza che si ha, ma che si è. Tale “autenticità” è la sorgente di ogni possibile verità.


L’invisibile a cui rivolgi il pensiero, ti accade incessantemente nel visibile che ti circonda.


Imperitura luce che risorgi ogni giorno, quando mai ti sei spenta?
Terra cangiante che da sempre ruoti priva di ostacoli, quando mai ti sei fermata?


Il cervello rettile teme per le sorti del pianeta perché non vuole estinguersi. Il cervello mammifero è in ansia perché soffre dello squilibrio tra umanità e territorio. La neo-corteccia si divide tra l’urgenza e la rassegnazione. Occorre un cervello in più, quello “spirituale”, non per pregare, ma per amare con coraggio un ecosistema che conta molto di più della somma dei singoli interessi e valori.


La polvere si accumula e non se ne va da sola. Dopo aver pulito per bene lei tornerà. E tu pulirai di nuovo, come fosse la prima volta.
La polvere è di tutti, ma la “stanza” è tua.